CecereINAUGURAZIONE: Mercoledì 21 dicembre 2011 ore 18.30
al Teatro Comunale Giuseppe Verdi, piazza XX settembre – Pordenone

L’eccellenza della fotografia friulana riunita al Comunale che si conferma contenitore prestigioso dei maggiori eventi culturali del territorio. Valentina BRUNELLO, Monika BULAJ, Guido CECERE, Walter CRISCUOLI, Massimo CRIVELLARI, Sergio CULOT, Ulderica DA POZZO, Maurizio FRULLANI, Cesare GENUZIO, Fabio GIACUZZO, Arnaldo GRUNDNER, Daniele INDRIGO, Lorella KLUN, Roberto KUSTERLE, Enzo TEDESCHI, Stefano TUBARO, Luca LAUREATI Pierpaolo MI TTICA, Mauro PAVIOTTI, Adriano PERINI, Fabio RINALDI, Giancarlo RUPOLO, Sergio SCABAR, Mario SILLANI DJERRA HIAN.

Dal 21 dicembre 2011 al 25 gennaio 2012 sono i ventiquattro protagonisti della mostra, tra i migliori nomi della fotografia di ricerca, d’arte, reportage, studio accademico, documentazione storica, industriale ed urbanistica, editoria e pubblicità che hanno prestato la loro ispirazione al tema del Tempo.

“L’eccellenza della fotografia friulana riunita al Comunale – sottolinea il presidente dell’Associazione Teatro Giovanni Lessio – che si conferma contenitore prestigioso dei maggiori eventi culturali del territorio”.


Il Tempo
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Eppure non c’è, tra questi autori, nessun “laudator temporis acti”, come diceva il poeta latino Orazio molti secoli fa. Non c’è rimpianto o dolore per il passato, non c’e “tempo” per la nostalgia di ciò che è stato. Anche se compaiono delle immagini dove il succedersi delle generazioni, di un “prima” e di un “dopo” ha ispirato gli autori, questo è più un tempo della memoria, del guardare indietro solo nella prospettiva di ciò che è qui ora e di ciò che verrà: i volti dei bambini diventano o si confondono con quelli degli adulti e dei vecchi, nel ciclo continuo della vita e del mondo di fuori.

Poi c’è un tempo della natura, fatto di silenzi e di pause: la lumaca, la neve e il disfacimento, la trasparenza dell’acqua, ma anche la luce immobile che suggerisce forse un caldo pomeriggio d’estate.
E c’è un tempo della fantasia, come quello di improbabili picchi montani o del gioco di finti luna-park di provincia, dell’eterno femminino, dell’ “umano, troppo umano”, del gusto per il “coup de théâtre” che non a caso chiude la sequenza, interrogandoci su cosa può esserci “oltre” questa strana visione che forse non legge il passato, ma ciò che deve ancora venire, muta sibilla di ciò che sarà, voltata l’ultima pagina.