enzo-tedeschi-fotografia-trasfigurazioni-12-2018-il-grappolo-effimeroInaugurazione 01.12.2018 ore 18 presso il palazzo “La Loggia” a Motta di Livenza (TV).

Dal 2/12/2018 al 6/1/2019 con orario 10-12, 16-19.

A cura di Guido Cecere.

Per informazioni: enzotedeschi.it

Con l’avvento della “rivoluzione digitale” sempre più la Fotografia si sta allontanando dall’idea di strumento per la trascrizione letterale della realtà e si consolida invece la consapevolezza che questo mezzo è ormai (in realtà lo è sempre stato, anche se non tutti se ne rendevano conto) visione personale e quindi “interpretazione” della realtà.

Ora, poi, che la post-produzione si fa addirittura sugli smartphone, per le nuove generazioni è automatico e normale che ogni immagine venga trattata, migliorata o comunque, anche se poco, manipolata.

Nel caso di Enzo Tedeschi la Fotografia è stata da sempre uno strumento fortemente menzognero, nel senso positivo del termine, perché atto a riprodurre realtà solo apparentemente veritiere, ma costruite invece con grande abilità manuale, per raccontarci storie e luoghi che nascevano dalla sua fervida e fantastica creatività.

Quest’ultimo lavoro segna un’ulteriore tappa nel suo percorso artistico e ci mette a confronto con due tematiche, i tronchi e le vigne, che, pur partendo dal reale, ci portano poi, grazie alla sua stupefacente fantasia, nel territorio del fantastico, della trasfigurazione, appunto.

I tronchi che ci presenta sono innanzitutto “sofferenti”: piegati, spezzati, spaccati e comunque mai in perfetta salute e quindi l’atmosfera è triste, la luce soffusa, l’ambientazione rarefatta in una dimensione surreale. Gli interventi personali di Tedeschi (chiodi, bende, tessuti, legacci…) aggiungono fascino e suggeriscono storie immaginarie, rendendo questi tronchi “attori protagonisti” su una scena desolata, con orizzonti nebbiosi.

Con le vigne l’atmosfera che si respira è la medesima ma Tedeschi qui ci mette di fronte a un contrasto, un’espressione duale: fili di ferro che tracciano traiettorie diritte e precise appaiati ad antiche viti contorte, squamate, corpose, sinuose. L’uomo e la sua volontà di guidare e piegare la natura al suo servizio, e la natura che quasi si oppone ed esprime con forza la sua energia vitale. In questa sezione, inoltre, la manipolazione digitale lo aiuta in alcune immagini a combinare tonalità positive e negative, quasi un effetto solarizzazione, che rende la materia legno ancora più affascinante.

Ma alla fine su tutto vince una sensazione: che queste forme vegetali siano diventate esseri con un vissuto antico alle spalle, con un’anima, con storie da raccontare, e che Tedeschi abbia saputo dar loro una possibilità di sopravvivenza, quasi di immortalità, trasportandole nell’universo dell’arte, almeno per qualche altro secolo.