CALEIDOSCOPICA Mostra di Fotografie Fine Art ArtOkNon capita spesso di poter ammirare il lavoro di ventidue fra i più qualificati e conosciuti fotografi del Friuli Venezia Giulia, in una sola mostra.

L’occasione è ghiotta e insolita, da non perdere, sabato 26 gennaio alle 17 presso il nuovo spazio espositivo di ArtOk in Borgo Cividale 23/a, a Palmanova, la sede dei “buongustai” della stampa Fine Art in Friuli Venezia Giulia.

Le opere esposte sono 44 stampe fine art realizzate nel corso degli ultimi dodici anni da: Remo Cavedale, Guido Cecere, Walter Criscuoli, Sergio Culot, Ulderica Da Pozzo, Maurizio Frullani, Cesare Genuzio, Fabio Giacuzzo, Roberto Giovetti, Daniele Indrigo, Lorella Klun, Roberto Kusterle, Luca Laureati, Franco Martelli Rossi, Mauro Paviotti, Adriano Perini, Fabio Rinaldi, Giancarlo Rupolo, Sergio Scabar, Mario Sillani Djerrahian, Enzo Tedeschi, Stefano Tubaro. Klun, Perini, Rinaldi e Sillani sono autori triestini.

A rendere ancora più interessante la mostra sono le ben 14 diverse tecniche fotografiche utilizzate dagli autori, sicché gli appassionati non solo potranno confrontare differenti tematiche, stili e poetiche, ma anche apprezzare la varietà di resa dei diversi procedimenti, dai più classici del passato fino alle più attuali tecniche di post-produzione. Per questo il titolo “Caleidoscopica”, scelto per l’esposizione, calza a pennello per dare l’idea della variegata molteplicità di emozioni visive che gli autori propongono per la prima volta tutti assieme, e in completa libertà espressiva.

Unico minimo comune denominatore è il formato, 24×30, che “tiene insieme” tutte le stampe, donando al lavoro una piacevole armonia generale. Per l’occasione è stato realizzato un piccolo ma prezioso catalogo che raccoglie tutte le 44 opere oltre a un testo introduttivo di Walter Criscuoli, l’autore a cui si deve l’idea iniziale di mettere assieme un gruppo di amici fotografi, con la sola regola della amicizia e della stima reciproca, oltre naturalmente alla passione per il medium Fotografia.

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Inaugurazione sabato 26 gennaio 2019 ore 17

La mostra sarà poi visitabile dal 27/01/2019 al 23/02/2019
lun. 10-12 / mar. mer. gio. ven. 16-19; sab. e dom. 10-12 / 16-19

Caleidoscopica

Se per le parole c’è un vocabolario, un frasario, un epistolario, se per le pene un penitenziario, per le bestie un bestiario, se dell’esistenza un questionario, prontuario e inventario e mansionario e via dicendo, con queste fotografie potremmo dire di trovarci innanzi ad un fotografario, neologismo che sta per collezione varia di sguardi di amici, sul mondo reale o su alcune sue immaginarie declinazioni.

Caleidoscopica è, infatti, tra gli infiniti repertori possibili, una raccolta di stampe fotografiche; non semplici immagini, ma oggetti complessi, dove tecniche analogiche / digitali / cianotipiche / ai sali d’argento / cromogeniche / a pigmenti di carbone / a pigmenti di colore / a infrarossi / stenopeiche / alchemiche / polatransfer / sandwich / a doppia esposizione / viranti si succedono tra loro, come le realtà e le finzioni che lì vi si rappresentano, senza che si scorga, fatta eccezione per il formato 24×30 dei passepartout, un filo che le unisca. Eppure ce n’è più d’uno.

Il primo è la ricerca fotografica, irrevocabilmente personale, che per alcuni è ottica e testimoniale, per altri è immaginifica e trascendente, mentre, per altri ancora, è semplicemente funzionale alla dimostrazione di un concetto.

Per coloro che non avessero avuto modo di riflettere sulla questione, ricordiamo che, indipendentemente dalla sua natura, ogni ricerca pretende l’ineludibile allontanamento da ciò che s’è già visto, da ciò che, in qualche modo, già si conosce, per andare all’inseguimento di un qualcosa di nuovo, visibile o invisibile, purché parlante, di variazioni tonali, di spazi, di segni, di pieni e di vuoti grafici grazie ai quali forma e senso, se l’obiettivo sarà raggiunto, affioreranno dalla carta (e dunque, talvolta, guadagnare quel traguardo, ammesso lo si raggiunga, costa).

Nulla, qui, è occasionale, nemmeno le istantanee.

Certo, accade per tutti che, all’origine, davanti alle lenti di un apparecchio si parino figure, oggetti, paesaggi, e che si mostrino all’occhio della fotocamera tramite, paradosso incomprensibile, l’invisibile sostanza della luce; e fin qui ci siamo. Eppure, affinché questa silenziosa trasmissione di energia elettromagnetica si completi con esattezza geometrica, chiaroscurale, concettuale o poetica, affinché una fotografia assurga a rivelazione, è necessario un tempo; non solo quello di esposizione, che pure conta, quanto quello esistenziale del fotografo. Ogni opera, in fin dei conti, mostra, all’epoca e nel contesto culturale di quello scatto, il carattere, la scienza e l’intuizione del suo autore. E a quel tempo e a quella dimensione esistenziale, a ognuno dei visitatori è dato di tornare, tramite queste quarantaquattro opere, come si trattasse di soglie, di passaggi (i passepartout fanno loro da cornice) oltre i quali troverete nuove dimensioni: non fatevi distrarre dalla vostra visione laterale, né dal bisbigliare delle voci intorno, diversamente il contatto non avverrà e il mondo di quell’autore andrà perso.

Il secondo filo è, invece, privato e racconta di come la raccolta si sia formata grazie a un’invenzione molto semplice e a un rinnovato accordo tra alcune persone, necessariamente fotografi.

Ad un primo incontro del 2007 eravamo in otto ma, condizione per parteciparvi, era quella di produrre alcune stampe, una per ognuno degli altri, dunque sette stampe per ogni autore e cinquantasei in totale, rigorosamente impaginate in passepartout 24×30, storico formato fotografico. Sicché ognuno, al termine di quell’appuntamento, tornò a casa con una piccola collezione, ancor più preziosa perché condivisa e donatagli.

Il baratto è una straordinaria forma di incontro alla pari, una sorta di forma di fiducia nel collega, dove entrano in gioco aspetti che hanno a che fare con la stima, l’amicizia, la vicinanza, una forma di legittimazione poetica dell’altro, anche quando questi non gode di celebrità o fortuna critica.
Fatto sta che, anno dopo anno, quell’appuntamento si è ripetuto, invitando di volta in volta nuovi fotografi, moltiplicando gli scambi fotografici, dando sempre più sostanza alle collezioni che oggi sono ventidue, quante gli autori che hanno partecipato a
questo gioco.

Nessuna pubblicità, nessun comunicato stampa, tutti gli incontri si sono svolti preservandone la dimensione privata, anche se, è necessario sottolinearlo, molte iniziative culturali, parallele a quei convegni, hanno aggiunto al gruppo ulteriori motivi di ricerca e di unione, così come è chiaro che alcuni di questi autori, avendo già raggiunto una posizione critica di tutto rispetto, abbiano dato agli incontri una sorta di, se possiamo dire, maggior lustro. E qui, andrebbero ricordati i nomi di tutti coloro che hanno maggiormente qualificato o concorso alla realizzazione di molte iniziative, ma citerò solo Guido e Cesare, giacché soprattutto intorno a loro due sono nate idee, mostre, incontri, iniziative e pubblicazioni, che tuttavia non si sarebbero potute realizzare se non grazie anche al grande contributo di altri.

Vi è stata, dunque, una somma di convergenze, che ha permesso a tutto questo di accadere, e che oggi, dopo undici anni dall’inizio di questa piccola storia, per il varo di un nuovo spazio espositivo, si mostra per la prima (e forse anche ultima) volta, in questo caleidoscopico evento fotografico che celebra una proposta culturale attuale e condivisa, che io, e questo è ciò che mi preme scrivere più d’ogni altra cosa, vivo come lo straordinario riflesso di un profondo legame con alcuni poeti e con la fotografia, a cui devo molto di ciò che sono.

Walter Criscuoli