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Tre sguardi. Go!2025

Steve McCurry / Alex Majoli / Meta Krese

Tre diverse e personali incursioni su un territorio di confine

Tre grandi maestri della fotografia contemporanea – Steve McCurry, Alex Majoli e Meta Krese – interpretano il territorio di confine tra Italia e Slovenia e le città di Gorizia e Nova Gorica attraverso tre reportage esclusivi, protagonisti di una mostra di rilievo organizzata in occasione delle celebrazioni per il titolo condiviso di Capitale Europea della Cultura.

I tre autori offrono sguardi differenti e personali su un’area simbolica, indagando i legami tra due popoli, la memoria storica comune, le esperienze individuali e collettive, i conflitti e le identità che definiscono questo luogo di incontro e di dialogo. Un racconto visivo che riflette sul passato, ma guarda al futuro come spazio di pace e fratellanza.

Il progetto è promosso e curato dal CRAF – Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia, con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e la collaborazione dell’Ente Regionale Patrimonio Culturale FVG.

Orari:
dal lunedì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00 fino al 18 gennaio 2026.

Biglietti:
€ 6,00 intero, € 3,00 ridotto (età compresa tra 18 e 25 anni; gruppi minimo 10 persone – prezzo per persona; nuclei familiari con minorenni – prezzo per adulto; Soci Coop, Soci FAI, soci Touring Club Italiano). Ridotto scolaresche, € 1,00 ad alunno

Tratto dal comunicato stampa:

ArtOk ha realizzato le stampe fine art giclée di Steve McCurry esposte nella mostra Tre Sguardi, nell’ambito degli eventi di GO2025, Capitale Europea della Cultura.

Ogni stampa è stata realizzata con tecnologia a pigmenti su carta Hahnemühle Photo Pearl 310 g/m², per assicurare nitidezza e la profondità tonale.

Tre sguardi nasce dall’idea di offrire ai visitatori una grande mostra fotografica intesa come esito finale di una campagna fotografica sulle due città, il territorio circostante e i loro abitanti, affidata a tre protagonisti della fotografia di reportage di particolare autorevolezza.

Alex Majoli, di nazionalità e cultura italiana, Meta Krese, di origine slovena, e lo statunitense Steve McCurry si sono confrontati con il tema del confine, delle sue problematiche passate e delle sue potenzialità future: tre sguardi tra loro diversi, dunque, per nazionalità, cultura e approccio espressivo, capaci di fornire risultati visuali personalissimi e tra loro potenzialmente compenetranti.

La peculiare condizione che Gorizia e Nova Gorica hanno vissuto dalla fine del secondo conflitto mondiale al 2004, anno in cui la Slovenia è entrata a far parte dell’area di Schengen — fisicamente in continuità, ma separate da recinzioni — diventa nelle foto dei tre autori il teatro ideale e metaforico di un racconto capace di restituire nuove scenografie.

L’immagine fotografica, con la sua capacità di catturare l’aura del presente e proiettarla nel futuro, garantendoci una connessione diretta con il passato grazie alla sua forza iconica, si afferma così quale medium contemporaneo più adatto per affrontare questo compito, soprattutto se affidata a mani esperte e capaci.

Due di questi sguardi si manifestano dall’interno del contesto geografico e sociale in oggetto, provenendo da un fotografo di nazionalità e cultura italiana, Alex Majoli, e da una fotografa di nazionalità e cultura slovena, Meta Krese. Il terzo è invece uno sguardo che proviene dall’esterno di queste due polarità: quello del fotografo statunitense Steve McCurry, ben abituato a confrontarsi con alterità di ogni tipo in ogni parte del mondo, che ha voluto basare il suo lavoro su una serie di interviste organizzate dal giornalista Roberto Covaz.

Lo shooting di Steve McCurry è stato documentato da riprese video che hanno prodotto un documentario, realizzato sotto la regia di Marco Rossitti e altri collaboratori.

Il risultato è un lavoro sorprendente: tre diversi reportage che, se da un lato rispecchiano le singole personalità dei loro autori, dall’altro generano una narrazione corale, perfettamente integrata e capace di fondere l’efficacia dello storytelling tradizionale con le suggestioni iconiche della medialità contemporanea.

Steve McCurry ha affrontato il tema proposto attraverso la forma che lo ha reso celebre — il ritratto — dedicandosi a una serie di testimoni di alcune vicende particolarmente significative, spesso simboliche, della storia isontina, “selezionate” per l’occasione dal giornalista e scrittore monfalconese Roberto Covaz. Vicende in alcuni casi note, accanto ad altre meno conosciute ma non meno indicative della temperie storica che vogliono testimoniare.

Una sfida a cui McCurry si è dedicato con passione e con lo stesso paziente modus operandi che ha sempre utilizzato in simili circostanze. Ne è scaturita una serie di immagini in cui l’approccio diretto, squisitamente fotogiornalistico, risulta fondamentale per non alterare la sostanza di quelle vicende, il loro pathos territoriale, che è parte integrante del concept e non viene mai schiacciato o marginalizzato dagli aspetti puramente visuali.

Alex Majoli ha proposto una sorta di viaggio articolato attorno al corso dell’Isonzo: il confine naturale, il fiume che ha diviso e oggi riunisce i popoli delle due diverse sponde, popolate di presenze suggestive. Come un esploratore in un territorio sconosciuto, ha affrontato lo spazio naturale, urbano e antropologico del confine tra quelle che fino a pochi anni fa erano due città divise e che ora stanno imparando le regole del dialogo e della reciproca collaborazione.

Attraverso una serie di focus che spaziano dai tuffi nel fiume ai migranti, dalle feste popolari agli incendi sul Carso isontino, la narrazione si sviluppa mantenuta insieme dallo stile iconico e volutamente scenografico del fotografo ravennate, in cui le persone ritratte diventano “attori” delle proprie vite, e le loro azioni e gesti assumono una valenza simbolica.

Meta Krese, giornalista e fotografa, ha invece scelto la formula del ritratto, dinamico o statico, coinvolgendo famiglie che, per vari motivi, si sentono a casa in entrambe le due Gorizie. Ha chiesto loro di condividere una personale visione del confine. Così le storie delle persone — con nomi e cognomi, corpi riconoscibili e parlanti — diventano il centro della narrazione, che attorno al tema del confine, territoriale e mentale, reale e metaforico, mette in scena vite autentiche e simboliche dei suoi abitanti, a metà strada tra la staged photography e la teoria zavattiniana del pedinamento.

Il suo percorso è concepito come un vero e proprio assemblage, in cui le immagini dinamiche in bianco e nero — ambientate nei luoghi simbolo delle due città protagoniste o in contesti significativi per i soggetti ritratti — fanno da cornice a un grande scatto centrale a colori, come in un moderno polittico, in posa e rigorosamente in un interno domestico che potrebbe trovarsi da una parte o dall’altra del confine.

Il progetto Tre sguardi sarà supportato da tre pubblicazioni, una per ogni autore, raccolte in un cofanetto e contenenti tutte le immagini esposte, insieme ai testi critici di Alvise Rampini, Michele Smargiassi e Roberto Covaz.

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