Spazio espositivo ArtOk / Palmanova /UD
opere di Maurizio Armellin, dal 01 al 22 novembre 2025
FACES
L’ho visto disegnare una faccia in fondo ad una dedica nella prima di copertina di un catalogo: pochi tratti, rapidissimi, sicuri. Un ovale, dei radi capelli, credo otto dieci righe in tutto per caratterizzare un volto, denti e occhi compresi. Con la sicurezza di chi frequenta e crea volti da anni e con il numero minimo di segni sa restituire un carattere, un atteggiamento.
Ne nasce questa serie di facce, coloratissime, in bilico fra il divertito e il preoccupato. È solo una parte, ancorché significativa, della produzione di Maurizio Armellin: per chi ha visitato il suo laboratorio di Vittorio Veneto è inutile ricordare la meravigliosa abbondanza di sperimentazioni che vanno dagli splendidi pannelli sul mare, le barche, ai lightbox, alle sculture da libreria in plexiglas e legno dipinto, alle decine di realizzazioni grafiche destinate al mercato.
Ma con le facce siamo forse sul fronte più provocatorio e intrigante del suo lavoro: se caratteristica della sua arte è proprio quella di stare al mondo, compreso il mondo della pubblicità e della ristorazione, di far interagire (finalmente) l’arte e la creatività con la produzione e il consumo, la serie dei suoi volti ci parla di un altro piano, sale ad un altro livello. Ci parla di come noi, ciascuno di noi (perché ognuno di noi è una faccia, delle decine che la mano di Armellin ha tracciato) si relaziona con il mondo.
In una relazione fra l’altro complessa e articolata: noi che guardiamo un quadro in cui noi ci riconosciamo, e nel contempo contempliamo il mondo che ci circonda, in una sorta di cortocircuito percettivo che ci obbliga a guardarci dentro. Ebbene, questa serie di facce ci parlano di un disagio, ci raccontano di come le cose che avvengono attorno a noi finiscano per paralizzarci, per lasciarci lì, attoniti, stupefatti. Per trasformare i nostri “volti”, mutevoli, vibratili, specchio dell’anima, in “facce”, seriali, stilizzate.
Splendido esempio di come il lavoro grafico, la stilizzazione raggiunta dopo prove infinite, scivoli magnificamente in un significato di grande profondità. Quei visi ovali, chiusi, quei nasi che tagliano in due l’ovale, ma soprattutto quegli occhi sbarrati o quelle labbra serrate sono al contempo belle, decorative, perfino divertenti, ma svelano al tempo stesso un dramma profondo (meraviglia dell’arte, sempre, questa capacità di essere così meravigliosamente ambigua, così splendidamente sospesa fra gioco e tragedia!).
La gabbia che chiude le bocche ci parla di un silenzio congelato, gli occhi hanno uno sguardo fisso che riflette un mondo distorto e incomprensibile. Ci prova il colore, a salvarli, il colore che riscatta il dolore, ci prova a dare una speranza di riscatto, un sorriso e un brivido di gioia. E restiamo anche noi, spettatori, sospesi fra il gioco, la godibile serialità di questi faccioni, e la domanda che lentamente ci distilla dentro. La realtà, la realtà che stiamo guardando, quella in cui siamo immersi e che leggiamo sui quotidiani, è davvero così? Noi siamo qui?
Lo sguardo vorrebbe volgersi in sorriso, speranza, farsi “volto”, mutevole, vivo, ma restiamo congelati in facce. Maschere talora, per convenienza, o altrimenti facce deluse, allucinate, basite.
In tutte le opere di Armellin occorre andare oltre il colore, l’apparenza. Assurdo per un artista che lavora moltissimo con tinte forti, squillanti, commerciali. Eppure occorre andare al di là, in tutte le sue opere. Scoprire che nei suoi tratti, sicuri e veloci, che parlino di un’etichetta o di un vino, di un mare d’estate o di una faccia, c’è altro. Che oltre alla decorazione, oltre al marketing, c’è una domanda inquietante sul mondo.
Nelle “facce” tutto questo è fin troppo chiaro. Ma lo è anche nel più commerciale dei suoi lavori grafici, e forse proprio questa apertura ad altro, a un oltre, attira l’attenzione del committente, del consumatore. L’idea che al di là di quel colore che accompagna un vino o un cibo c’è un pensiero, una domanda. Che nel bello, che ti sorprenda in un’etichetta o in un quadro, non c’è mai consolazione ma come un vortice che ti trascina a domande più profonde.
E qui, in questa serie fantastica di “facce”, le domande si cristallizzano, diventano prepotenti, pesanti. Ineludibili.
Paolo Venti
Biografia
Maurizio Armellin, artista e graphic designer, sviluppa progetti d’arte e di comunicazione per il mondo del vino e del food, collaborando con importanti aziende vitivinicole italiane, artigiani del gusto, chef e ristoranti. Vive e lavora a Vittorio Veneto, dove “disegna e sogna” dal 1960.
Parallelamente al lavoro su commissione, si è dedicato fin dai tempi degli studi all’Accademia di Belle Arti di Venezia a una personale ricerca artistica, sperimentando diverse forme espressive ed esponendo le proprie opere in gallerie d’arte e musei, spazi underground, cantine e ristoranti.
Dal 1986 al 2023 ha insegnato grafica presso il Liceo Artistico Statale “Bruno Munari” di Vittorio Veneto.
A dicembre del 2021 apre l’Atelier di via Manin 88 a Vittorio Veneto (TV), dove lavora ed espone i suoi lavori e organizza eventi.
Nel 2023 ha pubblicato il libro “Maurizio Armellin 2012 – 2022”, una selezione dei suoi lavori più significativi realizzati negli ultimi dieci anni.



