16 soci del Circolo Fotografico Friulano sfidano i grandi dell’arte
Spazio espositivo ArtOk / Palmanova / UD
dal 29 novembre al 15 dicembre 202
Matteo Faliero
Sandro Boato
Giuseppe Roccasanta
Paolo Parussini
Fabrizio Toneatto
Marco Colautti
Rosi Da Riol
Giovanna Lunazzi
Daniela Mereu
Davide Massussi
Damiano Pesaresi
Sandro Vicedomini
Rossana Trevisan
Annacarla Tami
Stefano Meroi
Enzo Forner
Le copie
Sandro Boato: Gabriele D’annunzio 1894
Marco Colautti: Cartier Bresson 1908 – 2004 / foto stile anni 50
Rosi Da Riol: Robert Doisneau 1912 – 1994 / foto stile anni 50
Matteo Faliero: Michelangelo Merisi detto il Caravaggio 1571 – 1610
Enzo Forner: Giuseppe Zigaina 1996
Giovanna Lunazzi: René Magritte 1953 – 54
Davide Massussi: Rothko 1903 -1 970 anni 60
Daniela Mereu: Maurits Cornelis Escher – 1898 / 1972 – 1953
Stefano Meroi: Luigi Ghirri 1943 – 1992 anni 90
Paolo Parussini: Constantin Brâncuși 1876 – 1957 Anni 30
Damiano Pesaresi: Helmut Newton 1920 – 2004 – 1973
Giuseppe Roccasanta: Aleksandr Michailovič Rodçenko 1924
Annacarla Tami: Stephen Edwin King 1985
Rossana Trevisan: David Bowie 1947 – 2016 anni 80
Fabrizio Toneatto: Margaret Bourke-White 1904 – 1971 anni 30/50
Sandro Vicedomini: Mimmo Iodice 1978
Copiare è da sempre il gesto fondativo dell’arte.
Nell’antichità classica l’arte nasce come mimesis, imitazione della natura: l’originale non era l’opera, ma l’idea. I Romani diffusero la pratica di riprodurre le opere greche, e proprio grazie a quelle copie molti capolavori sono giunti fino a noi. Copiare non era considerata pratica esecrabile, ma capacità ricercata e apprezzata: la storia dell’arte è anche la storia delle sue copie.
Nel Rinascimento i giovani pittori copiavano per imparare, replicando i gesti dei maestri e formando così un linguaggio condiviso. Con la maturità, l’imitazione lasciava spazio all’assimilazione, e da questa tensione nasce l’idea dell’opera unica e irripetibile, emblema del genio individuale. Una certa storiografia, idolatra del “maestro assoluto”, ha poi fatto dell’originale un feticcio, relegando la copia a esercizio servile o frode.
Con la fotografia il rapporto tra copia e originale cambia ancora: la riproduzione diventa processo tecnico, potenzialmente infinito. Walter Benjamin, nel 1936, riconosce in questo la fine dell’aura, ossia la perdita del carattere unico dell’oggetto artistico, come un gesto di liberazione: la riproduzione tecnica non distrugge l’arte, la democratizza.
Oggi l’intelligenza artificiale rompe e ricompone questo equilibrio su un piano inedito. L’AI non si limita a riprodurre: genera, per interpolazione e ricombinazione, un collage invisibile di memoria visiva. Non esiste più una linea chiara tra copia e originale, tra derivazione e creazione. L’artista, umano o artificiale, diventa un nodo in una rete di riferimenti.
In questa prospettiva, il titolo della mostra Copia il tuo artista preferito non è un paradosso, ma un invito a superare la diffidenza verso la copia, a riscoprirla come strumento conoscitivo e creativo. Copiare significa guardare più a fondo, entrare in un’immagine, renderla viva. Copiare è un gesto di studio, di attenzione, di empatia, di dialogo, ma soprattutto di amore.
Tratto dalla presentazione di Giuseppe Roccasanta, Presidente del Circolo Fotografico Friulano

