
Ogni fotografia è, in fondo, una rivelazione. Un frammento del mondo che l’autore decide di svelare, un dettaglio che emerge dalla realtà o dall’interiorità. In questa mostra collettiva ciascun autore è stato invitato a condividere un’immagine che rivela qualcosa di importante per sé: un’emozione, un ricordo, un’intuizione, uno sguardo sul visibile o sull’invisibile.
Non ci sono limiti di interpretazione: ciò che viene rivelato può appartenere al mondo esterno o a quello più intimo e personale. L’unico vincolo è la sincerità dello sguardo.
Le fotografie della mostra fotografica Caleidoscopica 2025 sono stampate in fine art giclée, con la qualità e la cura artigianale di ArtOk, per valorizzare al meglio ogni dettaglio e rendere giustizia alla sensibilità di ciascun autore.
Inaugurazione della mostra
sabato 04/10/25 ore 18.00
presso lo Spazio ArtOk
Borgo Cividale 23/A Palmanova UD
Telefono 0432 990517
Orari di apertura
da lunedì a venerdì 9.00-12.30 / 15.00-18.00
sabato e domenica su appuntamento
La mostra rimarrà visitabile (ingresso gratuito) fino al giorno 25 ottobre 2025.
domenica 5 ottobre 9.30-12.30 / 14.30-18.00
ESPONGONO:
PASTROVICCHIO ROBERTO
Pyro
Alcuni anni fa i boschi della nostra regione sono stati profondamente feriti da violenti incendi dolosi. Lo stupore e la curiosità mi hanno portato a vagabondare nel silenzio della terra bruciata a cercare i segni della vita che non c’è più.
Conciliare il dolore e la rabbia per la distruzione del territorio rendono difficile creare delle immagini che mi soddisfino. Quello che cerco non è mai una documentazione dell’evento ma una sua rappresentazione iconica e separata dall’emozione del momento.
GIACUZZO FABIO
l’ombra, che solitamente nasconde, in questo caso rivela la vera natura del soggetto: tre fiori d’aglio, e non uno soltanto come il fotografo vorrebbe far credere o che forse non ha visto o… Chissà.
KLUN LORELLA
L’iconografia classica della donna misteriosa che svela il futuro interpretando i simboli delle carte da gioco, vuole essere uno spunto per una riflessione sulla nostra società, apparentemente razionale, protesa verso la scienza e la logica, ma in realtà piena di contraddizioni. In essa vi è un’umanità fragile, spesso incapace di far convivere la spinta alla modernità con le proprie radici spirituali.
Il gatto presente nell’immagine, animale per certi versi sciamanico, rappresenta il legame con i mondi sottili e con la nostra parte animica, quella da “interrogare” e percorrere alla ricerca di profonde connessioni con se stessi e quindi con l’Altro da Sé.
INDRIGO DANIELE
“Nel silenzio della corte di un Palazzo in un’antica città, la realtà si svela e si nasconde, lasciando l’immaginazione libera di cercare le proprie “Rivelazioni”.
Due finestre murate nascondono qualcosa oppure sono come due occhi chiusi di fronte a noi, che forse potrebbero fissarci o magari invece non possono vederci?
Un portico lascia intravedere due porte, una chiusa e una aperta: dove potrebbero condurre? O chi potrebbe affacciarsi da esse, se solo avessimo la pazienza e la curiosità di attendere?
Una colonna in primo piano ci invita a sbirciare in fondo, nello spazio vuoto che sembra attirarci, o forse ci inquieta nella sua profondità. Basterebbe spostarci di un soffio per poter vedere al di là, ma cosa potrebbe rivelarci?
È solo la fantasia che lascia in sospeso la nostra emozione, pensando a ciò che poteva essere e non è stato, a ciò che potrebbe ancora accadere, ma forse non accadrà mai. Un filo sospeso nel tempo, la promessa poetica di una Rivelazione che solo noi conosciamo nel profondo.”
LAUREATI LUCA
Fotografando questo erbario della seconda metà dell’800, ho scoperto che i fiori avevano trasferito sulla superficie della carta la loro immagine.
I corpi vegetali avevano impresso la propria forma esteriore come su una sindone, e innescato un sottile gioco di specchi.
Henri Fox Talbot, uno degli inventori della fotografia, ideò per primo il procedimento negativo/positivo su carta per le sue talbotipie e già nel 1843/44, pubblicò il primo libro fotografico della storia intitolato “The Pencil of Nature” che conteneva numerose immagini ottenute ponendo direttamente sulla carta sensibile delle piante.
E “Rivelatore” è uno dei nomi per il liquido di sviluppo nella fotografia analogica.
CAVEDALE REMO
VISIONE NELLA PIETRA
Dal marmo affiora una presenza inattesa: un volto animale che sembra vegliare nel silenzio. Questa fotografia diventa una meditazione sull’atto del vedere, un invito a scoprire il mistero nascosto nelle cose più semplici.
FRULLANI GIACOMO
In un angolo dimenticato della giungla tropicale, una cabina telefonica sopravvive al tempo e alla vegetazione che la avvolge.
Un tempo strumento di comunicazione, ora relitto muto, appare come un’apparizione: una rivelazione inattesa.
È proprio nel suo abbandono che qualcosa si svela — la presenza del passato, la memoria di voci che non si sentono più, l’eco di un gesto umano che resiste.
Quest’opera riflette sull’idea di rivelazione non come evento straordinario, ma come scoperta silenziosa, nascosta nell’ordinario. Il tempo e la natura non cancellano, ma trasformano: lasciano emergere nuovi significati, nuove domande.
La fotografia diventa così un atto di ascolto.
CRISCUOLI WALTER
Possibile vedere le forme del mare? Anche di un’onda soltanto?
Solchi, luci e colori e occhi di schiume seguono le linee delle maree con disegni mobili, di cui ogni fotografia rivela l’istante.
RINALDI FABIO
Rivelazioni
Una ricerca molto didascalica la mia, si focalizza sulla fede e su quanto questa incida sulla nostra ragione, su quanto abbiamo bisogno di credere per rassicurare noi stessi che non finisce tutto qui. Fàtima e la Madonna della Rivelazione ne sono un esempio. Apparizioni viste da pochi o da un singolo, che però diventano subito certezza nei fedeli. È solo la fede che riesce a reggere a queste storie? È solo la chiesa che ha bisogno di questo? Il resto è portato via dalle nuvole.
ROS ANTONIO
“Ti rivelo un segreto: non svelarlo“; che cosa si nasconde in una foto? Com’è stata fatta? Con che macchina?
Già: con quale macchina; per fare una foto serve la “macchina”, analogica o digitale che sia.
Della prima ne conosciamo abbastanza il territorio, dal foro stenopeico in poi; ma riguardo la seconda la tecnologia è in continua evoluzione: in quanti modi, ancora, si possono prelevare vere fotografie?
DA POZZO ULDERICA
in una vecchia stanza abbandonata Ulderica Da Pozzo accosta la sottana di un prete (con la sua gruccia) al completino di un battesimato, rievocando così quella cerimonia che segna l’inizio simbolico di una rivelazione così importante per la nostra tradizione
MARTELLI ROSSI FRANCO
Nelle alchimie chimiche del procedimento fotografico, lo stupefacente sviluppo viene chiamato Rivelatore.
Ma anche il mirino che delimita la cornice dello spazio fotografico, evidenziando una parte rispetto al tutto, genera spesso intriganti rivelazioni.
Per questi e per altri aspetti, forse si può affermare che il fotografare sia una operazione creatrice di svelate qualità prima nascoste.
Qualcosa che permette di ridisegnare sublimi armonie anche partendo da evidenti conflitti visivi e concettuali.
E, su questo Qualcosa, è bello pensare.
TUBARO STEFANO
Clichés, 2025, stampa fine art giclée su carta baritata, 24×30 cm
Ritrovo un pacco pesante, legato con lo spago. Lo apro con curiosità. Al suo interno convivono numerose buste e imballi in carta, di varie dimensioni, contenenti clichés al tratto e mezzatinta. Osservo per incanto dagherrotipico queste rivelazioni: echi sovrapposti di percorsi familiari.
SILLANI DJERRAHIAN MARIO
La pietra del Carso è il mio sostegno. È il punto da dove comincia il mio paesaggio.
È il pretesto per sentirmi presente. Essa occupa lo spazio che per gli altri è quello del divino.
Esagero? Non credo. Dopotutto la pietra è come il ramo sul precipizio.
Io posso esserci, esistere, eppure vedo il vuoto, quella condizione dove tutto è possibile.
Parlo di libertà.
TEDESCHI ENZO
Da una superficie a fondo nero dove stampata c’è una piccola fiammella, ognuno che si avvicina ad osservare, sul vetro rivela a sua insaputa la sua immagine.
GIOVETTI ROBERTO
Eh, già (omissis)… Vedere è cosa naturale, come respirare (omissis)…. Guardare esprime una volontà, un impegno, (omissis)… è scendere nel particolare (omissis)… Quando si guarda, (omissis)… a volte finalmente si vede, ma è un vedere di secondo livello, più alto, è una Rivelazione (omissis)… quindi, nella foto che avete davanti (omissis)… la rivelazione è negli occhi di chi guarda gli occhi (omissis)…
Roberto Giovetti, Palmanova, ottobre 2025

















